Per 17 anni hai riempito la nostra palestra della tua presenza.

Il sabato mattina bastava il rumore della tua voce o il tuo ingresso in palestra perché i bambini smettessero di distrarsi e iniziassero ad ascoltare. Avevi la loro attenzione ancora prima di parlare. E anche la nostra.

Sei sempre stata molto più di un’istruttrice.

Eri insieme un’amica, una maestra e una zia. La persona capace di farsi ascoltare dai bambini e rispettare dai genitori. L’unica che riusciva a convincere tutti che non eri tu ad arrivare in ritardo: era la lezione a essere iniziata troppo presto.

Hai aiutato tantissimi tuoi giocatori a diventare persone migliori. E la cosa che ti rendeva più felice non erano i punti segnati o le partite vinte, ma vedere crescere i tuoi ragazzi. Ci mandavi le foto dei tuoi ex allievi non quando facevano canestro, ma quando diventavano padri.

Ci hai insegnato, ogni giorno, che il basket non è soltanto uno sport.

Che la cosa più importante non sono i canestri, ma i rapporti umani che nascono dentro una palestra. Perché i legami costruiti con le persone valgono molto più dei canestri.

Ed è questo l’insegnamento che rimarrà dentro ognuno di noi.

Come rimarrà la tua energia instancabile, la tua passione, la tua necessità di vedere i bambini felici, magari con un sacchetto di caramelle e mandarini distribuito a ogni festa di fine anno.

Sarà impossibile non pensarti ogni volta che vedremo una macchina parcheggiata “in modalità fantasia” sui marciapiedi di Milano.

Sarà assordante il silenzio delle tue urla mancate.

Sei un’assenza molto presente. Perché certi vuoti non si colmano: si imparano ad ascoltare, a custodire, a portare dentro di sé.

E forse è proprio questo a continuare a darci la forza

di essere giocatori migliori,

di essere persone più aperte,

di essere accoglienti e fare qualcosa in più. Ogni giorno.

Come volevi e come facevi tu.